In questi anni, come sociologo, provo una profonda amarezza nel constatare come il controllo delle masse, se esercitato con metodo e rigore scientifico, possa
influenzare il destino di milioni di persone senza che queste ne siano realmente consapevoli.
È un fenomeno che può manifestarsi a qualsiasi livello della vita sociale.
Porto un esempio relativo a un tema che mi sta particolarmente a cuore.
Spesso la cronaca ci racconta di giovani privi dei valori e della determinazione che caratterizzavano le generazioni del passato, lasciando intendere che il futuro sia carico di
incertezze.
Ma la realtà è davvero questa?
In una società nella quale la comunicazione non coincide sempre con imparzialità e con la capacità di offrire una visione sistemica della realtà, e nella quale
soltanto le notizie più cupe sembrano meritare spazio sui mezzi di comunicazione, qualche domanda è inevitabile.
Chi vive la realtà con spirito critico, cercando di approfondire un determinato argomento attraverso fonti diverse e basandosi su dati oggettivi piuttosto che su opinioni, può
rendersi conto che esistono moltissimi giovani portatori di valori solidi, impegnati nello studio, nel lavoro e nella costruzione della propria autonomia. Sono ragazzi e ragazze
che, grazie alle proprie idee e alle innovazioni sviluppate anche in ambito universitario, contribuiscono concretamente a migliorare la vita della collettività.
Eppure queste esperienze trovano raramente spazio nei mezzi di comunicazione di massa, mentre prevalgono quasi esclusivamente notizie negative, alimentando quella che definisco
una "depressione indotta di massa".
È vero che nel nostro Paese esistono i cosiddetti "NEET": giovani tra i 16 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione. Si tratta di
oltre un milione di persone.
Ma questo rappresenta l'esito di un processo sociale e, proprio per questo, dovremmo interrogarci sulle cause profonde del fenomeno.
Come è possibile che così tante persone riescano a vivere senza lavorare né studiare?
È plausibile ipotizzare che molti di questi giovani crescano all'interno di contesti familiari disfunzionali, nei quali, invece di essere educati all'autonomia e alla
responsabilità, vengano progressivamente indotti ad assumere un ruolo passivo, fino a percepirsi come vittime del sistema e incapaci di trovare un proprio posto nella società.
In uno Stato realmente orientato al bene comune, situazioni di questo tipo dovrebbero rappresentare un motivo di riflessione. Quando una famiglia mantiene persone perfettamente
in età lavorativa che scelgono volontariamente di non rendersi autonome, non si tratta soltanto di una decisione privata, ma di una condizione che produce effetti sull'intera
collettività, chiamata a sostenere attraverso il sistema di welfare anche chi decide di non contribuire, mediante il lavoro o lo studio, al mantenimento dell'equilibrio tra le
generazioni.
Il silenzio della politica sul tema della crisi demografica — che rappresenta, in larga misura, la sintesi delle politiche adottate negli ultimi decenni — evidenzia una delle più
gravi criticità dell'Occidente.
Le conseguenze sociali di questo fenomeno sono profonde e interessano ormai gran parte dei Paesi occidentali. Tutto ciò dimostra quanto spesso manchi una visione
autenticamente strategica, capace di guardare non soltanto al consenso immediato, ma anche alle generazioni che devono ancora nascere.
Una parte della politica occidentale, mettendo progressivamente in discussione quei riferimenti che per secoli hanno rappresentato i principali elementi di coesione sociale —
la famiglia, le comunità religiose, il senso di appartenenza e alcuni valori condivisi — ha contribuito ad accentuare il primato dell'individualismo e
dell'autorealizzazione personale.
Secondo questa lettura, tale trasformazione avrebbe indebolito il senso del "noi", cioè quella dimensione collettiva che consentiva alle comunità di prendersi cura dei propri
membri e di trasmettere valori condivisi.
Le conseguenze sociologiche di questo cambiamento potrebbero favorire, nel lungo periodo, profonde trasformazioni culturali, anche perché altre società
presentano oggi una maggiore vitalità sul piano demografico, religioso ed economico.
Finché avremo timore di riflettere sulla nostra identità culturale e continueremo, secondo questa prospettiva, a lasciare spazio a visioni ideologiche che riescono a esercitare
una forte influenza attraverso il potere economico e mediatico, continuerà a prevalere una dinamica nella quale gruppi organizzati e ben strutturati riescono a orientare
le scelte di una maggioranza spesso disorganizzata.
Se non riusciremo a spezzare questo meccanismo, recuperando la consapevolezza della nostra capacità di incidere democraticamente sul futuro della società,
continueremo ad assistere a fenomeni che molti ritengono responsabili del declino demografico, dell'indebolimento dei valori condivisi, della trasformazione del concetto di famiglia e della
progressiva perdita di competitività economica.
In questa prospettiva, la responsabilità non ricadrebbe esclusivamente su chi promuove determinate idee, ma anche su una collettività che, rinunciando a esercitare il
proprio spirito critico, finisce per accettarle passivamente.
Paradossalmente, gli stessi strumenti che oggi possono contribuire a orientare il consenso — smartphone e social network — potrebbero diventare strumenti di
partecipazione e di cambiamento.
Se utilizzati con consapevolezza, potrebbero favorire la diffusione di idee alternative, stimolare il dibattito pubblico e consentire ai cittadini di esercitare anche il proprio
potere economico attraverso scelte di consumo coerenti con i valori in cui credono.
Spetta a noi costruire questa consapevolezza, utilizzando gli strumenti della contemporaneità per perseguire obiettivi di crescita collettiva: una società capace
di migliorare la qualità della vita, di valorizzare i principi nei quali si riconosce e di guardare alla propria storia senza complessi di inferiorità.
Spetta a noi. E a nessun altro.
✅ In questa intervista spiego il mio metodo per migliorare lo Star
Bene delle persone:
Counseling Coach Sociologico;
✅ Parlo del centro sportivo e del benessere Infinity Sport Village in Abano Terme v.
S. Lorenzo 15 che offre molti servizi relativi allo sport e allo star bene individuale e di gruppo!
Buona visione!